domenica 16 settembre 2012

giovedì 6 settembre 2012

CAVES: pronti per il campo interno

Dopo una settimana di traning gli astronauti sono pronti per il campo interno di 6 giorni. David Saint Jaques (canadese), Mike Finke (americano della NASA di grande esperienza, più di un anno a bordo della stazione spaziale e tre missioni alle spalle), Drew Feiustel (membro dell'equipaggio nell'ultima missione dello space shuttle), Soichi Noguchi (giapponese), Nikolay Tikhonov (russo) e Andreas Mogensen (danese).

Seguite gli sviluppi sul twitter e sul canale youtube.

https://twitter.com/ESA_CAVES
http://www.youtube.com/user/ESA



venerdì 17 agosto 2012

Coming soon: CAVES 2012

Eccovi un breve video del dry run del corso CAVES di agosto.  Tra una settimana cominciamo i lavori di preparazione in Sardegna prima dell'arrivo degli astronauti.

Potete seguirci su twitter o su flikr:

@ESA_CAVES https://twitter.com/ESA_CAVES

http://www.flickr.com/photos/europeanastronauttraining/7796364930/in/photostream/

Trovate altre info, anche in inglese, su scintilena

http://www.scintilena.com/caves-2012-cave-as-space-analogue/08/10/






martedì 7 agosto 2012

The Dark



È stata presentata la scorsa domenica per la prima volta on-air la nuova serie della BBC "The Dark". Dopo Planet Earth, Living Planet e Human Planet la televisione inglese, famosa per i suoi spettacolari documentari, si è lanciata quest'anno nella sfida di documentare la vita al buio.
La Venta ha avuto la grande opportunità di condividere con la troupe diretta da Will Ridgeon l'esplorazione di una grotta dei Tepui venezuelani, insieme con il biologo George Mc Gavin.
Le immagini raccolte in una settimana di difficile lavoro (un campo interno di più giorni e quintali di attrezzature calate in una voragine di 110 metri di profondità) sono finalmente visibili nel documentario, che presto verrà distribuito e mandato on air da televisioni di tutto il mondo. Attendiamo con ansia la versione italiana, ma intanto potete trovare alcune immagini e interviste qui:

http://www.bbc.co.uk/nature/19102700

http://www.bbc.co.uk/programmes/p00wb4m0



domenica 29 luglio 2012

Luci nel buio, dalle profondità della terra allo spazio

Non avrei mai immaginato di trovare così tante analogie tra la speleologia e la grande avventura umana dell'esplorazione astronautica. In questi mesi mi trovo impegnato in un nuovo grande progetto promosso dall'Agenzia Spaziale Europea: il corso CAVES 2012.
Quali sono le analogie tra le future missioni verso nuovi mondi e l'esplorazione del continente buio, l'ultima grande frontiera esplorativa del nostro pianeta? Questa è la domanda che frulla da ormai un anno nella mia testa, e piano piano, venendo a contatto con la realtà "spaziale", comincio a darmi delle risposte.

Pensate a un viaggio verso l'ignoto, luci nel buio, che siano stelle e galassie nell'universo o luci di speleologi nel cuore di una montagna. Paura e emozione, timore e curiosità, percorsi che si schiudono ai nostri occhi. Da un lato ingegneri, tecnologie, investimenti e molto coraggio, dall'altro grandi amicizie, lavori di squadra, passione e fiducia illimitata nei propri compagni di esplorazione. Sono due realtà che avrebbero moltissimo da imparare l'una dall'altra. E questo progetto ha proprio questo scopo.

Dopo tre settimane passate a Colonia, presso l'European Astronaut Center, al corso per istruttori dell'ESA, ho deciso di prendermi una settimana di distacco e tornare ad esplorare in una grotta "di casa", i Piani Eterni.
Ed eccomi qui ora, reduce da un viaggio di 5 giorni nel cuore delle Dolomiti, un esperienza vissuta con compagni eccezionali, con cui sarei tranquillo e sereno anche se dovessimo andare sulla Luna ;)
E in effetti questa esplorazione ci ha messo nuovamente di fronte al fattore "distanza", che rimane uno degli aspetti per me più affascinanti delle esplorazioni speleologiche degli ultimi anni.
Nei Piani Eterni è ormai necessaria una progressione di 6-7 ore per arrivare al campo base della "Locanda dei Bucanieri", vari chilometri di percorso e oltre 600 metri di dislivello. Da lì ci siamo diretti verso le regioni più remote del sistema, le gallerie di Samarcanda, scoperte da Mauro e dal sottoscritto ormai due anni fa oltre un infinito laminatoio lungo mezzo chilometro sferzato da una corrente d'aria potente e invitante.
Per esplorare questo settore ci siamo fatti una punta di 18 ore dal campo base, ormai a oltre 10 km di distanza dall'ingresso della grotta. La quantità di passaggi, strettoie, pozzi e gallerie che ci dividevano dalla superficie non ci stavano più nella mia testa, mentre sbucavamo sul grande torrente che attraversa queste regioni. I nostri sguardi si incrociavano mentre discutevamo di quanto eravamo ormai lontani e perduti dentro la montagna... e mi è sembrato di leggervi un po' di sana pazzia... come se l'elastico che ci tiene legati alla nostra realtà quotidiana si fosse improvvisamente rotto e fossimo liberi di muoverci in quello spazio di gallerie e ambiente sconosciuti.
Siamo stati davvero lontano, credo una delle esplorazioni più remote realizzate in una grotta in italia. Mentre arrampicavo una cascata pensavo cosa succederebbe se avvenisse un incidente così lontano, e mi convincevo che non si può sbagliare che non ci sarebbe davvero via di scampo... troppo lontani...

Così ora mi immagino forse con più coscienza cosa può significare per un uomo mettersi in viaggio verso un altro pianeta, dove non ci sono strettoie e pozzi a dividerlo dalla realtà, ma il vuoto dell'universo e distanze inimmaginabili, la consapevolezza di non poter fare errori, l'emozione di  muoversi verso nuovi mondi, ma anche l'incertezza se si riuscirà o no a tornare indietro.

Mentre questi pensieri mi assillavano mi è capitato sotto mano un video realizzato a bordo dell'Intenational Space Station, un capolavoro di aurore e stelle, e la terra che viaggia a migliaia di chilometri all'ora. Mi sono emozionato pensando che anche tanti speleologi in fondo intraprendono un viaggio simile quando si trovano in esplorazione, come luci nel buio, lontane e sperdute in un universo sconosciuto.



mercoledì 11 luglio 2012

lunedì 18 giugno 2012

Lusk Cave Trip

E finalmente, dopo tre mesi in queste terre, sono riuscito a visitare una grotta "canadese".
Il Canada è un paese decisamente "grandino" e le zone dove si aprono le grotte più famose nelle Rocky Mountains, come la Castelguard Cave, sono situate rispetto ad Ottawa alla stessa distanza di Città del Messico... Impensabile andarci a fare un giro in un solo finesettimana.
Ciononostante, nel mezzo delle sue lande granitiche dello "scudo canadese" (rocce antiche miliardi di anni), l'Ontario ha delle piccolissime aree carsiche, soprattutto legate a qualche zona di calcari e a filoni di marmi.
Ovviamente data la scarsità di grotte anche gli speleologi non sono molti. A Ottawa ci dovrebbe essere un gruppo speleo, ma in questi mesi non sono mai state organizzate riunioni e credo di aver capito che i numeri si aggirino intorno alle 4-5 persone e forse meno uscite all'anno...
Le grotte più lunghe qui intorno si trovano in Quebec, a "sole" 4-5 ore di macchina, sistemi orizzontali che comunque non superano il chilometro di sviluppo. Solo gli speleosub possono trovare qualcosa di interessante, come i sistemi di gallerie sommerse solo parzialmente esplorate che si diramano nei calcari ai lati dell'Ottawa River.
Andare in grotta qui è, di conseguenza, davvero difficile. Per molto tempo mi sono dovuto accontentare di leggere qualche libro sulle grotte delle lontane montagne rocciose, o di sentire i racconti del Prof. Derek Ford che a quelle terre selvagge ha dedicato anni a anni di esplorazioni.
Tuttavia a pochi chilometri dalla città di Ottawa esiste una zona di boschi e colline di granito, il Parco de La Gatineau, famoso per una piccola grottina, la Lusk Cave. Era nella mia mente da quando sono arrivato qui, ma non volevo andarci da solo. Così ho organizzato una gita coinvolgendo la comunità di couchsurfer locali (un club di ospitalità dove si propongono anche escursioni, avventure e molte altre attività). Peccato che ci siano poche grotte, perché l'interesse che i canadesi hanno mostrato per quest'idea è stato del tutto inaspettato. All'inizio sembrava che venti persone volessero partecipare. Poi la calca è diminuita, stroncata forse da un sabato sera troppo festaiolo, e alla fine ci siamo trovati in un gruppetto perfetto di sei persone.
L'area dove si apre la grotta è molto bella, lungo il Lake Phillippe, un bel lago selvaggio che si può attraversare anche in canoa. La Lusk Cave è lunga solo 150 metri, ma devo dire che è davvero un piccolo gioiello: i colori del marmo bianco e rosa, le morfologie di erosione, il canyon iniziale e il vivace torrente che l'attraversa da parte a parte la rendono davvero piacevole. Una grotta perfetta per portarci amici e persone che vogliono provare ad assaggiare un po' di speleologia. E oltretutto una traversata con divertente bagno finale nelle gelide acque canadesi, e come sapete io sono un appassionato di traversate...
Ovviamente me la son fatta due volte, perché una era troppo poco (la grotta si percorre in non più di mezz'ora, e con calma)

Tra pochi giorni sarò di nuovo in viaggio, di ritorno in Italia. Questa permanenza in Canada è stata certamente impegnativa per molti aspetti (tra cui le ricerche scientifiche di cui scriverò a breve su questo blog), ma ho potuto anche rilassarmi nella natura indescrivibile di questa terra, con i suo fiumi, laghi e boschi sconfinati.
Sono contento di ripartire, ma sento che prima o poi tornerò quassù, e forse anche più a est,  tra le montagne rocciose.
Sono tante le distanze rimaste da colmare con nuovi sogni.

Lake Phillippe, lungo il sentiero per la Lusk Cave.


L'ingresso a monte di Lusk Cave.

Kate e i marmi bianchi nella prima parte della grotta.

Il crollo dell'ingresso intermedio.

La piccola cascata nella seconda parte della Lusk Cave.

Freddo? Verso l'uscita inferiore. 

Lake Huron

La fantasia delle rocce nell'Awenda Provincial Park.

Lungo il Lake Huron, Awenda Provincial Park

La bellezza degli alberi, Couchiching Lake

Sulla barca a vela con Derek Ford.