martedì 5 maggio 2009

Tepui, il trailer

Eccolo, dopo averci lavorato un paio di settimane, dopo averlo presentato a Icnussa insieme con Freddy e Raul, venuti apposta dal Venezuela. Grandi! Quando si riparte?
Speriamo tra non molto di poter avere anche tutto il doc... ci stiamo lavorando.

Progetto Tepui from LaVenta Esplorazioni Geografiche on Vimeo.

martedì 14 aprile 2009

Una traversata oltre il sogno

Eccomi di nuovo ritornato. Smaltendo il fuso orario e la stanchezza del viaggio (15 ore di pulmann e altrettante di aereo), mi trovo ora sui Monti Lessini ad assaporare un po’ di tranquillità… quella che ci vuole dopo giorni così intensi di viaggio.
Come è andata? Bè, le premesse non erano delle più semplici: accompagnare trenta persone nella traversata della Cueva del Rio La Venta dopo che l’anno scorso quella stessa grotta aveva rischiato di ammazzarci tutti con una piena improvvisa. Solo una mente un po’ annebbiata e sempre entusiasta come quella di Tullio poteva convincersi che una cosa del genere era possibile.
Così ci siamo trovati là, in tanti, da tante parti del mondo (20 italiani, 2 rumeni, 1 spagnolo, 5 messicani), senza neanche conoscerci bene. Ma sapevamo che la grotta avrebbe fatto il resto.
Non è stata fatica, ma un grande divertimento, accompagnare Cecilia e Chiara fino alla terribile Escala del Diablo, per poi tornare a passare la notte all’ingresso del Sumidero II° in compagnia del grande Gianpaolo, speleologo toscano esploratore del Gigi Squisito. Addirittura tornando verso fuori con le ragazze ci siamo improvvisati in un’esplorazione attraverso una nuova galleria allagata dove abbiamo nuotato allegramente per una decina di metri per poi risbucare sulla via principale.
La mattina dopo rientriamo per raggiungere tutti gli altri che nel frattempo dovrebbero essere arrivati al campo 1 nel Salone della Città Perduta. L’avventura è appena cominciata, percorriamo veloci luoghi incredibili, come il Lago degli Ignavi, il Salone Murcielagos, ambienti difficili da descrivere, ma che speriamo, una volta usciti, almeno le foto riusciranno finalmente a parlarne. Troviamo un campo pieno di vita, allestito su un terrazzo sabbioso di fianco a un gigantesco complesso concezionale. Da qui, in venticinque, creiamo un serpente luminoso difficilmente ripetibile e proseguiamo lungo la terribile Selva de Pedra.
Mihai, speleologo rumeno, mi procede sistemando gli armi da me tralasciati l’altra volta, mentre io piazzo qualche rifrangente per rendere il percorso meno labirintico. Gli ambienti si susseguono insieme ai ricordi dell’anno scorso, quando insieme a Jean Pierre avanzavamo lasciandoci trasportare dall’acqua nella tumultuosa Forra di Ollin. Poi la Cascata del Vento, con il suo rombo caratteristico. Ogni volta che ci fermiamo ad armare si accumula dietro di noi un folto gruppo di persone.
È bello fumarsi una sigaretta scroccata a Paolo, così in compagnia, discutendo di quanto è incredibile questo posto. Poi si avanza ancora, lasciandoci indietro i vari gruppi addetti alla fotografia di questo o di quell’altro salone. Ed eccoci alle Porte del Caos, un ambiente immenso che durante le piene si riempie d’acqua formando un lago pazzesco che poi trabocca nella soprastante Forra dei Sogni. Non ve la descrivo, non ci riuscirei. Sicuramente il luogo più bello di tutta la grotta.
La sera ci accampiamo stanchi al Corridoio dei Tapiri, nome appropriato visto che dopo due giorni di grotta sembriamo proprio 25 tapiri che si rotolano con i sacchi a pelo nella sabbia. Comunque al campo non manca nessuna comodità: cibo, rum, dolci liofilizzati… si gira tranquillamente in mutande e magliettina, a piedi nudi, cullati da un bel venticello caldo che nel nostro continente è inimmaginabile.
Terzo giorno. Proseguiamo avanti nella parte più affascinante della grotta. A Tullio e Riccardo aspetta il compito più difficile: fotografare il Salone Metnal. È dall’anno scorso che ho impressa nella mente l’immagine di quel luogo: un enorme colata che si getta in un lago blu smeraldo mentre dall’altra parte una gigantesca stalagmite s’innalza sopra le sue rive. Non è una foto, questa è “la foto”. Lasciati loro a lavorare noi proseguiamo oltre. Vincenzo, il nostro appuntato siciliano, non si sente bene, ha conati di vomito e giramenti di testa. È meglio farlo uscire. O meglio, è l’unica cosa che si può fargli fare. Quindi avanziamo, trovando la strada per il Teatro. Da qui abbandono tutti gli altri a far foto e mi avvio verso l’uscita ormai vicina insieme con l’ammalato. Usciamo che il canyon è ancora illuminato dal sole e reso vivo dai versi dei pappagalli. Mi godo questo spettacolo per pochi minuti, affido Vincenzo al buon Lucas, venuto a darci supporto esterno, e rientro nella Cueva per dare una mano agli altri. Ho ancora un conto in sospeso: il Salone della Cascata. L’anno scorso l’avevo percorso in mezzo alle tenebre di una nube di vapor acqueo, mentre la piena incalzava facendo sembrare la cascata una sorta di mostro affamato di speleologi. Insieme con Filippo vogliamo fotografarlo. Una volta accesi i fari ci rendiamo conto di quanto sia meravigliosa anche questa immensa sala, forse la più grande della grotta. Ci si arriva scendendo lungo un enorme complesso di vasche e colate concrezionali. Al di sotto della cortina sbuca con un getto assordante la grande cascata. Ci piazziamo in giro ragionando una foto che deve raccontare quel luogo. Uno, due, tre prove e ci riesce, tra le grida di gioia del fotografo che nonostante la stanchezza ha ancora entusiasmo da vendere. Ancora uno scatto, l’ultimo, sulla risalita di uscita, e poi eccoci fuori. Almeno noi della prima squadra, perché gli altri tarderanno ancora qualche ora fotografando negli ambienti precedenti.
Camminando lungo le sponde del Rio La Venta, sul fondo del grande Canyon, arriviamo al campo della Croce dove Cecilia, Chiara e Sara, ci stanno aspettando insieme a una decina di messicani che hanno pescato tutto il giorno per noi. Ora il bottino si trova a rosolare sulle braci e ben presto ci gettiamo all’attacco del cibo, rinfrancati da una buona bottiglietta di tequila. Poi ci stendiamo sulla sabbia. Sopra di noi cinquecento metri di parete a strapiombo sul fiume, e poi oltre il cielo stellato del Messico.
Certo, un po’ meno traumatico dell’altra volta.
Ora la grotta, questi luoghi, li sentiamo più amici. Questa volta ci hanno proprio fatto un regalo.


PS. Le foto di grotta sono di Giuseppe Savino, per tutte le altre dovrete avere pazienza perché confluiranno in un libro sulla grotta dove le potrete ammirare ben presto.



Il Salone della Città Perduta


Nei primi pozzi del Sogno Bianco


Con Gianpaolo in una grande dolina del sistema Narano


Uno degli ingressi della Grotta del Narano, nella parte alta del sistema carsico del Rio La Venta


Tre specie caratteristiche di laventini


Con Cecilia, sostegno logistco e morale.

domenica 29 marzo 2009

Viaggiare...

Eh sì... pare che tra qualche giorno siamo di nuovo in partenza.
È durata poco questa breve parentesi italiana, allietata dal corso speleo del gruppo di Padova. Mi mancava un po' quell'atmosfera strana che si crea in queste situazioni. Quel condividere sogni ed emozioni con altri e cercare di trasmetterle. Il corso continuerà fino al 25 aprie, poi avrò modo di scriverne con più calma.
So già che questa settimana sarà un inarrestabile correre per conciliare la mia vita "normale" (corso, università, casa, varie laventa e gruppo) con gli ultimi preparativi della nuova spedizione Chiapas 2009.
Venerdì infatti partiremo di nuovo per attraversare l'oceano e tornare, a una anno esatto di distanza, nella regione del Rio La Venta. Affronteremo le profondità della selva e ci immergeremo nuovamente nella indescrivibile Cueva del Rio La Venta. Questa volta cercheremo di uscirne appagati, strappandogli un po' di quel mistero, portando a casa foto che possano raccontare che cosa c'è la sotto. Poi vedremo anche se riusciremo a individuare altre vie sotterranee di quelle terre sperdute.
Certo, non mi rendo conto che si riparte ancora. Quest'anno è tutto un susseguirsi di partenze e ritorni. È questa forse l'anima del viaggio? Non fermarsi mai, lasciandosi trasportare dalle correnti di nuovi sogni?
Forse viaggiare è semplicemente spiegare le vele e lasciare che il vento ci porti dove vuole. Senza preoccuparsi dove, ma certamente "altrove".

venerdì 13 marzo 2009

Notizie dall'Ayuan

Poco fa mi arriva una mail di Corrado che mi dice che lo ha chiamato Raul dall'Ayuan Tepui con nuove notizie di grotte. Mi agito subito, prendo il telefono e chiamo in Sardegna, per farmi raccontare i dettagli. 
Ieri i nostri Vittorio e Carla (bastardi!) sono saliti in elicottero insieme con Freddy, Jesus e Raul, alla volta dell'Ayuan Tepuy per esplorare quell'enorme portale che avevamo visto negli ultimi giorni. Si sono accampati lì per la notte e questa mattina sono entrati. raul ha relaizzato il suo grande sogno di esplorare anche lui una grotta nelle sue montagne: L'hanno lasciato andare avanti in avanscoperta per un bel pezzo. Poi si sono fermati soddisfatti, ma Vito, da solo, è andato avanti per un altro chilometro. Non si riesce a capire bene quanta strada abbiano fatto in totale, certo che su quelle montagne c'è ancora il mondo da esplorare. 
Ora erano bloccati sulla cima da una fitta nebbia che non li lasciava ridecollare. Adesso che scrivo forse saranno già in volo per ritornare... aspettiamo impazienti notizie più dettagliate.
Bravi ragazzi! Sentivo che l'avventura non era ancora finita...

Nelle due foto: l'ingresso della grotta (foto Corrado), Raul e Tono a Yunek (foto Vittorio)





lunedì 2 marzo 2009

Viaggio nel tempo

Venezuela, giovedì 12 febbraio 2009.
L’elicottero si solleva leggero nell’aria, sorvolando praterie e foreste, spingendosi sempre più contro l’immane massa rocciosa dell’Acopan Tepui.
Solo da qui ci si rende conto dell’immensità di queste pareti. Dal campo, giù a Yunek, queste forme bizzarre sembrano un giocattolo della natura, troppo strane per essere vere, troppo ardite per essere così gigantesche. Questo elicottero sembra più una macchina del tempo che un semplice mezzo aereo: ci fionda in pochi minuti in luoghi che non dovrebbero esistere, a caccia di dinosauri, pterodattili e mostri che vivono nelle viscere di queste montagne sconfinate.
Lentamente la gigantesca parete si avvicina; la costeggiamo a poche decine di metri di distanza, passando sotto a tetti giganteschi, sentendo la forza di gravità che ci tira giù verso i sedili. Troppa meraviglia in così pochi secondi.
Improvvisamente, dietro una quinta rocciosa, appare una cascata immensa, un getto che sgorga dalla roccia da un portale di cui è difficile stimare le dimensioni. Quel luogo l’abbiamo guardato per tanto tempo nelle fotografie, ma ora siamo qui, al suo cospetto e le fantasie si confondono subito con la realtà. Poi subito un altro portale, fossile, con delle belle palme sospese sul vuoto a cintarne l’ingresso. 
Raul comincia a far virare l’elicottero allontanandosi dalle pareti, per poi risvoltare pochi secondi dopo. Ci dirigiamo a tutta velocità contro l’ammasso roccioso, sembra impossibile non andarci contro. E invece, al momento giusto, il rotore di coda diminuisce la potenza e ci troviamo a volteggiare lenti al di sopra di una piattaforma, un balcone incredibile sospeso sopra centinaia di metri di parete. È da qui che comincerà la nostra avventura. Un balzo e siamo di nuovo sulla terra, ma qualche miliardo di anni addietro, mentre la nostra “macchina del tempo – elicottero” si lascia precipitare nel vuoto scomparendo sotto la soglia dell’orizzonte.
Ci guardiamo, siamo in quattro, Tono, Corrado, Rolando ed io. Non ci resta che cominciare a esplorare questa parete e raggiungere la grande grotta che è ormai così impressa dentro di noi da diventare qualcosa di imprescindibile, troppo importante quanto apparentemente inutile.
Stendiamo metri e metri di corda lungo un grande traverso sospeso sul mondo e giungiamo a una specie di torretta di quarzite. L’ingresso è qui, centocinquanta metri sotto di noi. Corrrado comincia a scendere. Chiodo dopo chiodo, ci lasciamo tutti inghiottire da quel vuoto verticale. Le ore trascorrono veloci, si fatica, la quarzite è maledettamente dura. Il trapano ruggisce, mastica una punta dopo l’altra, rendendo tutto molto difficile. Ma presto siamo sopra a un grande tetto, è l’ultimo tiro, il sogno è qui sotto, ormai a portata di voce. 
Pochi minuti dopo siamo tutti riuniti davanti al grande imbocco fossile. Da qui si accede a una grande galleria con soffitto e pavimento perfettamente piani: talmente regolare da sembrare quasi un hangar, scavato, sospeso nel nulla da qualche pazzo pilota di queste terre.
Molliamo tutto: telcamere, macchine fotografiche, sacchi. Quando si esplora è come se si dovesse entrare in un altro stato mentale, ci si libera di tutte le preoccupazioni, e si pensa solo al passo successivo sognando in ogni istante la visione successiva. A volte mi sembra di vivere una sorta di meravigliosa allucinazione collettiva e non mi stupirei se un giorno mi dicessero che tutto ciò che ho visto esplorando in giro per il mondo non fosse realtà ma il frutto di chissà quale arcano incantesimo. 
Abbandonata la luce dell’esterno, la galleria si fa sempre più grande e caotica fino ad arrivare a una grande frana ventosissima. Ci sparpagliamo, ognuno in una diversa direzione, alla ricerca del passaggio giusto. Dopo un primo veloce sguardo sembra difficile passare ma tornando sui miei passi, noto un buco nel soffitto. Salgo da solo e sbuco in una saletta dove entra luce, luce del sole. Da dove arriva? Preso dall’eccitazione mi infilo tra i massi, mi spingo su in una strettoia e – non ci credo – sbuco in una sala grandiosa, illuminata a giorno da un portale immenso spalancato su centinaia di chilometri di Gran Sabana del Venezuela. Che posto è questo? Sotto di me la grande cascata si lancia in una elegante danza verticale. L’adrenalina sale e comincio a urlare come un deficiente. Grida senza senso, ma così vere. Mi sento come al centro del mondo.
Gli altri sentono e mi raggiungono frementi. Sui loro volti espressioni di gioia difficilmente descrivibili. 
Mi sento onorato ad avere queste persone come compagni in questa nuova avventura. Sono persone che hanno dedicato la vita alla ricerca di luoghi, situazioni uniche, che a sentirle raccontare non ci credi, eppure sanno ancora meravigliarsi come bambini mai stanchi di giocare.
Ora procediamo insieme, risalendo il fiume in una galleria gigantesca, dove possiamo camminare tutti insieme sulla stessa fila. Avanti, avanti, avanti, non ci fermiamo mai, e se non esistesse il tempo, certo andremmo avanti per sempre. Nell’acqua nuotano piccoli pesci cechi, figli di chissà quale mondo perduto, e ad ogni curva le ombre sembrano disegnare mostri giganteschi, rimasti lì intrappolati al di fuori del tempo. Un’esplorazione così esaltante e indescrivibile non mi è capitata molte atre volte nella vita. Solo un grande lago nero, ma soprattutto la voglia di condividere anche con gli altri amici della spedizione, ci fanno tornare indietro verso l’esterno. 
Usciti ci troviamo la sorpresa di vedere passare Raul con l’elicottero proprio davanti a noi. Salgo di corsa su un masso e mi metto a saltare, sbracciami, mentre gli altri mostrano un sorriso gigantesco per fargli capire che è andata, che abbiamo fatto centro. Pochi minuti dopo lo sentiremo per radio, emozionato quasi più di noi, per la scoperta. 
Risaliamo le corde lungo la parete nel buio della notte, al di sotto di un cielo sorretto da miliardi di stelle scintillanti. Poi ci distendiamo increduli sotto un masso a fare discorsi sul futuro, su cosa ci potrebbe essere “oltre”. Decidiamo di scendere dalla montagna l’indomani, per tornare quassù con tutti gli altri.
Così la mattina dopo Raul passa attraverso le nebbie e ci viene a prendere. La macchina del tempo si adagia sulla nuda roccia. Uno sguardo e saltiamo su, di nuovo in volo, di nuovo in viaggio attraverso tutte le quattro dimensioni. Voliamo come pazzi, ridendo delle evoluzioni spaventose che ci regala il nostro amico pilota, passando radente a pareti e foreste. È una festa di colori e di emozioni. Tutto sembra muoversi con noi. Poi l’atterraggio, in retro, come se fossimo su un giocattolo a pedali, e siamo di nuovo a terra. Nella nostra terra, nel nostro tempo. Ma i sogni sono rimasti lassù, nascosti nel buio di altri tempi. E un giorno torneremo a riprenderceli. 


Grazie a tutti i compagni di questa grande avventura, veri amici insostituibili: Andrea, Tono, Corrado, mio cognato Freddy, Pierpaolo, Vitto, Carla, Marco, Alessio, Fabio, Rolando.
E grazie a Raul, al grande Jesus e a Mohi, l’indio, per averci fatto volare nel tempo. 

Datemi un pizzico, non è stato tutto un sogno, vero?

Francesco 








venerdì 6 febbraio 2009

Da laggiù...

Eccovi il link al sito ufficiale della spedizione: http://www.tepuy.info
Siamo pronti a partire? Mah... non lo so, mancano solo 24 ore e io i miei bagagli non li ho ancora preparati.
Ma la mente è già oltre l'oceano.

Ciao a tutti, arrivederci al nostro ritorno.

Francesco

lunedì 2 febbraio 2009

Quando arriva il momento di partire

"... quanto a me, io sono tormentato da una smania sempiterna per le cose lontane..."

Così scriveva Ismaele prima di partire per il suo viaggio alla caccia della mostruosa Moby Dick. Così ci si sente ogni volta che si parte per un nuova spedizione. Non ci si rende conto di quello che sta per succedere ma si sente questa smania aumentare fino a esplodere nel momento in cui si distoglie lo sguardo da tutto ciò che è "normale", quotidiano.
Tra pochi giorni partiremo. Un aereo ci porterà al di là dell'oceano. Poi viaggeremo attraverso la Gran Sabana, fino a quei luoghi dove hanno origine i fiumi che si gettano nel grande bacino del Rio delle Amazzoni. Laggiù un piccolo aereoplanino ci porterà nel viallaggio sperduto di Yanek. Un luogo dove non confluisce nessuna strada, sperduto, ai piedi di montagne uniche al mondo per morfologia e mistero: i Tepui.
Un elicottero poi ci porterà lassù. Nel momento in cui non sentiremo più il rumore del rotore allontanarsi nella nebbia tropicale, allora saremo soli, in un mondo lontano, lontanissimo da tutto il resto.
Chissà se avremo fortuna... chissà se troveremo grandi grotte... certamente troveremo avventure.
Pochi giorni...

Prima di partire metterò sul blog un link dove cercheremo di mandare qualche notizia con il telefono satellitare.